venerdì 11 maggio 2012

Due lezioni su Informazione e Web


Facoltà di Lingue e Letterature straniere

Corso di Linguistica informatica

Dottorato di ricerca in Scienze umane.
Filosofie, teorie, linguaggi, processi culturali e formativi.
Indirizzo Teoria del linguaggio e scienze dei segni


Due lezioni su Informazione e web

Lunedì 14 maggio 2012, ore 9.45, aula self-access (I piano)
Facoltà di Lingue e letterature straniere


Michele Casella (direttore “Pool magazine”):
Sesto potere



Lunedì 21 maggio 2012, ore 9.45, aula self-access (I piano)
Facoltà di Lingue e letterature straniere

Pino Bruno (giornalista RAI):
Informazione social




martedì 8 maggio 2012

Il libro a venire

Lezione del 9 maggio 2012


(pubblicato su "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 28 aprile 2012)
Pensavamo già che Karl Lagerfeld fosse uno stilista un po’ eccentrico, designer fastoso per case di moda prestigiose come Chanel, fotografo inventivo e personaggio misogino al punto giusto, per lo meno nel suo contesto. Questa è però solo una parte della sua poliedrica esistenza, perché Lagerfeld è celebre anche per disegnare bottiglie per profumi fantasiosi, l’ultimo tra i quali, Paper Passion, presentato alla recente Fiera del mobile di Milano, sembra davvero strabiliante. “Passione di carta” o “passione per la carta”, come si potrebbe definire in italiano, dichiara infatti sin nel suo nome di essere un’essenza ispirata all’odore dei libri. L’ha inventata un creatore di profumi berlinese che si chiama Geza Schön, un “naso, come si suol dire, che ha lavorato all’idea commissionatagli dall’editore tedesco Gerhard Steidel. Il contenitore della boccetta si presenta così proprio come un libro dalla copertina in lino bianco, composto di 32 pagine stampate, all’interno del quale, in una cavità rossa, è contenuto il “profumo della carta”. Come sigillo della confezione vi è una poesia di Günther Grass. Il “naso” è riuscito a realizzare questo prodotto dopo parecchi tentativi , ma sembra soddisfatto del risultato che riproduce l’odore fresco della carta, non quello delle vecchie biblioteche, bensì quello di librerie moderne e vitali. Proprio qui, nelle librerie, oltre che in concept store e in speciali profumerie, Paper Passion verrà venduto a partire dal prossimo agosto.
Il profumo della carta potrà probabilmente corrispondere alle esigenze di quei nuovi-vecchi lettori di eBook che oggi non si accontentano più solo dello schermo a “inchiostro elettronico” privo di retroilluminazione e  di reader che simulano anche nelle dimensioni la pagina di un libro cartaceo in formato tascabile, ma pensano con nostalgia che sarebbe bello avere anche a portata di naso l’odore delle pagine fresche di stampa. Oppure potrà diffondersi sulla nuca e sui polsi di qualche bibliotecaria o libraia che s’ispira alla Audrey Hepburn di Cenerentola a Parigi, il film in cui l’attrice interpreta proprio il ruolo di una timida libraia filosofa del Greenwich Village di New York, che diviene una modella di alta moda nella capitale francese grazie a un fotografo interpretato da Fred Astaire e ispirato al celebre Richard Avedon. Dagli scaffali alla passerella, potrebbe essere il motto di costoro, ma sempre con l’odore della carta addosso quale metafora di una dimensione intellettuale anche della moda e della bellezza.
Quanto ha da dirci questa metafora nel mondo di oggi, in cui i lettori diminuiscono e torna a diffondersi un analfabetismo pericolosissimo, in virtù del quale siamo sempre meno capaci di leggere e sempre più sommersi da immagini seducenti che ci blandiscono, proprio come immagini di moda accattivanti. E qui si intende per “lettura” non tanto la capacità di decifrare delle lettere e delle parole su una pagina o su un monitor, ma quella di comprendere un testo di media lunghezza, di sapersi soffermare sulle parole nella loro consequenzialità, nelle loro connessioni, nelle immagini, nei significati e nei sottintesi che le parole scritte nei libri contengono. Abbiamo perso questa capacità: siamo sempre meno lettori e sempre più “leggenti”, cioè decifratori labili di testi brevi, che fluiscono su video domestici o pubblici, sugli autobus, nelle stazioni, nei bar e negli aeroporti, e cinguettano sui display di oggetti digitali portatili perennemente connessi.
Il profumo mette spesso in gioco la memoria, a volte anche per caso, quando una scia di aromi ci avvolge e ci fa involontariamente riandare a un momento passato o a una persona che non c’è più. E mette in gioco la vista, senso dell’estetico per eccellenza, a cui è consegnata la possibilità di farci “gustare” un profumo a partire dal suo contenitore, la “boccetta”, che ci permette di percepirlo ancora prima di averlo sentito col naso, di valutarne la preziosità o la rarità, l’estrosità o la raffinatezza, la natura floreale o fruttata, solare o lunare, marina o terrestre. In questo caso, un libro come contenitore, e una poesia come sigillo, sembrano un monito più che un packaging: “sentimi con tutti i sensi”, sembrano dirci, anche con quello che meno appare coinvolto nella lettura e che invece ci accompagna sin da quando la apprendiamo a scuola. Lì l’odore della carta si mescola a quello di gomme da masticare, di merendine, di gesso, di scarpe da ginnastica e oggi di LIM – anche le lavagne elettroniche hanno un odore! Impariamo a leggere con la vista, con l’udito, con l’odorato, con il gusto e con il tatto: tutti i sensi in connessione tra loro ci permettono di accedere al linguaggio, come in forma speciale ci dimostra la lettura dei ciechi e dei sordi.
L’odore della carta in boccetta e costoso, come solo un profumo di lusso può essere, non potrà certo risollevare lo stato della lettura, ma forse, dato che l’idea è di un editore, potrebbe suggerire qualche ripensamento ai “leggenti” di oggi, persi tra tweet e sms, di tornare a prendere tra le mani un libro. Sin dall’antichità il profumo è stato indissolubilmente legato al suo contenitore, anzi, non sarebbe lo stesso se non fosse ospitato proprio entro quel flacone: gli Egiziani riponevano oli aromatici ed unguenti odorosi entro recipienti di alabastro, materiale pregiato che ne permetteva la lunga conservazione. Presso i Greci erano usati, sin dall’epoca arcaica, gli ariballi, piccoli vasi a base rotonda e collo stretto per meglio centellinare le gocce. Recipienti in vetro entrarono in uso a Roma dal I secolo a.C. Con la produzione industriale del profumo, che nasce a fine Ottocento con François Coty, esso assume anche un nome proprio, che si aggiunge al nome di marca, e identifica l’essenza nel tempo. Classici come la Violetta di Parma, nata nel 1870 sulla base di una ricetta segreta dei frati del Convento dell’Annunziata della città emiliana, o Chanel n. 5, creato nel 1921, o Shalimar, nato nel 1925, hanno mantenuto inalterato fino a oggi il nome e il packaging.
Un profumo-libro non sarà probabilmente destinato a lunga vita, ma il libro di cui esso è segno sì, e sopravvive a prescindere dalle trasformazioni che ha subito o potrà subire il suo supporto. A quello della carta potranno aggiungersi altri odori, e noi amiamo certo il segno, ma ancor più amiamo il libro, immortale istituzione di lettura.