domenica 8 novembre 2009

Convegno, mostre e seminari su Simone Weil

IL CENTENARIO IN ATENEO SU INIZIATIVA DI

CENTRO DI DOCUMENTAZIONE, UNIVERSITÀ E ALLIANCE FRANCAISE

Simone Weil, che donna

Rivoluzionaria di ieri ma con la lingua di oggi

A Bari da domani un convegno e due mostre

di ENRICA SIMONETTI

Nata a Parigi cento anni fa e morta a soli 34 anni in un sanatorio inglese: cosa può dirci ancora, dopo tanto tempo, una donna rivoluzionaria come Simone Weil? Probabilmente molte cose, soprattutto se leggiamo la storia della sua vita, il coraggio di certe scelte o la constatazione, attualissima, che «viviamo in un mondo dove nulla è a misura dell'uomo, dove tutto è squilibrio e la società è collettività cieca, trasformata in una macchina per comprimere cuore e spirito e per fabbricare l'incoscienza».

Parole che sembrano ritagliate per il nostro mondo di cento anni dopo, ma pronunciate quando Simone Weil passava coraggiosamente dalla vita di studiosa, insegnante e militante di sinistra rivoluzionaria al lavoro come operaia alla Renault di Parigi, scelta durissima attuata per meglio comprendere il significato di quella vita. Di tutto questo si parlerà a Bari nel convegno che si terrà l’11 nell’auditorium di Santa Teresa dei Maschi (Bari Vecchia), promosso dal Centro Interdipartimentale studi di genere dell’Università di Bari, dal Centro di Documentazione e Cultura delle donne e dall’Alliance Française, con una serie di relazioni dedicate a questa figura straordinaria di donna, «un miracolo dell’anima e della coscienza umana», come la definiva Carlo Bo. Bari ha deciso di rendere omaggio a Simone Weil nel centenario della nascita, rievocando le tracce di un’esperienza umana e spirituale, interrogando l’attualità delle sue intuizioni profetiche. A introdurre il convegno saranno Pasqua Colafrancesco e Antonella Masi; seguiranno le relazioni di Chiara Zamboni ( «Una via soggettiva al pensiero di Simone Weil»), Francesca R. Recchia Luciani («Coltivare l’attenzione: Simone Weil e la filosofia come stile di vita») e la tavola rotonda con Franca Alessio, Chiara Zamboni, Francesca R. Recchia Luciani, Betta Pesole.
Durante il convegno saranno utilizzate suggestioni visuali e musicali a cura di Claudia Attimonelli e presentato il film Olocausto privato. Ipotesi su Simone We i l di Franca Alessio.

E non ci saranno solo parole. Perché l’iniziativa comprende anche due mostre. Una, dal titolo Livre d’artiste. Livre de peinture, omaggio delle artiste al pensiero di Simone
Weil, a cura di Maria Vinella, è l’omaggio di venti artiste a Simone e si terrà da domani al 16 novembre, nel Salone degli Affreschi dell’Ateneo (inaugurazione domani alle 18). L’altra, Survie. J’ai utilisé la mémoire, omaggio a Simone Weil, a cura di Agnese Purgatorio, si apre invece mercoledì 11 novembre (fino al 3 dicembre, ore 17-20) e si tiene presso la sede dell’Al - liance Française, via Marchese di Montrone 39, (inaugurazione 11 novembre ore 19). Nell’occasione ci saranno anche seminari, a cura di Rosa Gallelli con Francesca R. Recchia Luciani e Grazia Ingravalle (domani sempre in ateneo, colonnato del Salone degli Affreschi, ore 15-18).
«Rivolgersi a Simone
Weil oggi vuol dire per noi guardare alla storia del Novecento con una diversa sensibilità sia storica, che filosofica e politica. La vita e il pensiero di Simone - sottolinea Patrizia Calefato, docente di Sociolinguistica all’Università di Lingue - ci dicono della possibilità di considerare le strutture portanti della società e dell'individuo dal punto di vista della materialità dei corpi, dell'esperienza vissuta».

Gli Intramontabili a Fahrenheit

Il 2 novembre 2009, si è parlato del libro Gli intramontabili alla trasmissione di Radiotre Fahrenheit:
immagine evento

venerdì 30 ottobre 2009

Il genere del discorso


Corpo, stereotipi, comunicazione

Il giubbotto e il foulard


Marjane

Il diavolo non sempre veste Prada

Proprio no ;)

Linguaggi del tempo


Gli intramontabili

Finzioni autobiografiche

Autobiografia, verosimiglianza, finzione.

Autobiografia e autoritratto


Presentazione a partire dal Capitolo di Omar Calabrese "Ou est le tableau" in E. Ciliberti, a cura
Finzioni autobiografiche, Urbino, Quattroventi, 2009.

domenica 11 ottobre 2009

Programma di Linguistica informatica - Laurea Magistrale in Lingue moderne per il turismo sostenibile

Titolo del corso: Turismo sostenibile e Web 2.0
Le lezioni si svolgono nel II semestre.
TESTI DI STUDIO:
· P. Bruno, Dolce stil web, Roma, Sperling & Kupfer, 2009.
· F. Gatti e F. R. Puggelli, a cura, Nuove frontiere del turismo, Milano, Hoepli, 2006.
· P. Calefato, Materiali e dispense forniti durante il corso:
In dettaglio,
1. le presentazioni e i testi raccolti a questo LINK:
2. Fotocopie presso "Vistosistampi"

lunedì 21 settembre 2009

Programma dell'insegnamento di Analisi socio-antropologica dell'oggetto di moda

Analisi socio-antropologica del prodotto di moda

CORSO DI LAUREA IN Scienze e tecnologie della moda

(I semestre)

¨ FINALITA’ DEL CORSO

Gli studenti dovranno acquisire concetti della Fashion Theory e conoscenze relative alla analisi sociosemiotica degli oggetti di moda, delle tendenze e degli stili nell’ambito delle attuali forme di comunicazione del corpo rivestito.

¨ CONTENUTI DEL CORSO

L’abbigliamento come sistema di segni; Il corpo rivestito; Lusso e anti-lusso; Italian Style; La moda e il tempo; Riuso, Vintage e Revival; Arte e pubblicità; Guerrilla marketing.


¨ TESTI DI STUDIO

¨ Patrizia Calefato, Gli intramontabili. Mode, persone, oggetti che restano, Roma, Meltemi, 2009.

¨ Antonella Giannone, Patrizia Calefato, Manuale di comunicazione, sociologia e cultura della moda. Vol. 5: Performances, Roma, Meltemi, 2007.

¨ Maria Rosaria Dagostino, Pubblicit@rte, Bari, Progedit, 2009.

Programma dell'insegnamento di Linguistica informatica Corsi di laurea triennali

Anno acc. 2009-2010
Prof. Patrizia Calefato
Titolo del corso: I testi, le parole, i corpi, i luoghi del Web 2.0.
Contenuti del corso: I testi elettronici, dall’ipertesto al “Web 2.0”; Internet e linguaggio; media digitali e genere sessuale; web e turismo sostenibile.
Le lezioni si svolgono nel II semestre.
TESTI DI STUDIO:
· Laura Borras Castanyer, a cura, Testualità elettroniche, Bari, B.A. Graphis, 2006.
· Saveria Capecchi e Elisabetta Ruspini (a cura), Media, corpi, sessualità. Dai corpi esibiti al cyber sex, Milano, Angeli, 2009.
· Patrizia Calefato, Materiali e dispense forniti durante il corso, in dettaglio, presentazioni raccolte al seguente link:

Programma di Sociolinguistica per i corsi di laurea magistrali di Lingue e letterature straniere

Programma dell’insegnamento di

Sociolinguistica (Lauree Magistrali)

Anno acc. 2009-2010 - I semestre

Prof. Patrizia Calefato

Contenuti del corso: Il tempo e le mode; Italian Style; traduzioni interculturali; comunità di traduttori; graphic novel; finzioni autobiografiche.

TESTI DI STUDIO:

· Patrizia Calefato, Gli intramontabili. Mode, persone, oggetti che restano, Roma, Meltemi, 2009.

· Annarita Taronna (a cura), Translationscapes: Comunità, lingue e traduzioni interculturali, Bari, Progedit, 2009.

· Elena Giliberti (a cura), Finzioni autobiografiche, Urbino, Quattroventi, 2009.

martedì 15 settembre 2009

Programma di Sociolinguistica per i corsi di laurea triennali di Lingue e letterature straniere

Programma dell’insegnamento di

Sociolinguistica (Lauree triennali)

Anno acc. 2009-2010 - I semestre

Prof. Patrizia Calefato

Contenuti del corso: Basi semiotiche e ambiti socioculturali della sociolinguistica oggi; pubblicità, arte e comunicazione; tempo, mode, visioni; Italian Style.

TESTI DI STUDIO:

· Patrizia Calefato, Sociosemiotica 2.0, Bari, B.A. Graphis, 2008.

· Maria Rosaria Dagostino, Pubblicit@rte, Bari, Progedit, 2009.

· Patrizia Calefato, Gli intramontabili. Mode, persone, oggetti che restano, Roma, Meltemi, 2009.

martedì 26 maggio 2009

Programma definitivo Linguistica informatica 2008-2009

Titolo del corso: Testualità digitali e pratiche sociali

Contenuti del corso: I testi elettronici, dall’ipertesto fino alle nuove frontiere del “Web 2.0”; le comunità virtuali; media digitali e genere sessuale.

Testi di studio

· Laura Borras Castanyer, a cura, Testualità elettroniche, Bari, B.A. Graphis, 2006.

· Francesca De Ruggieri e Annarita Celeste Pugliese, a cura, Futura. Genere e tecnologie, Roma, Meltemi, 2006.

· P. Calefato, Media digitali, comunicazione, comunità, testi online reperibili su questo blog e raccolti sotto l'etichetta "materiali Linguistica informatica": clicca qui per il link.

· Enrico Menduni, I media digitali. Tecnologie, linguaggi, usi sociali, Roma-Bari, Laterza, 2007.

Lezione sui Proverbi del 19/5/2009

Presentazione della dott. Floriana Lavermicocca

lunedì 6 aprile 2009

lunedì 2 marzo 2009

Il marchio Venezia si beve la pubblicità




Questo articolo è stato pubblicato su "La Gazzetta del mezzogiorno" del 1/3/2009

Sbagliano a mio parere coloro che negli ultimi giorni hanno accusato il sindaco Cacciari di volere “vendere” Venezia alla Coca Cola. La notizia è nota: dei distributori automatici della celebre bibita saranno collocati in diverse zone della città, divisi tra gli imbarcaderi del servizio pubblico di linea, l'ingresso dei servizi igienici pubblici dei Giardinetti ex Reali, le motonavi di linea e altri luoghi chiusi. In cambio, il Comune riceverà dalla multinazionale oltre due milioni di euro in cinque anni che contribuiranno alla salvaguardia del patrimonio artistico veneziano. Al contrario di quanto ha affermato giorni fa il quotidiano La Stampa, che cioè la Coca Cola “si berrà” Venezia deturpandola, e a dispetto delle rivendicazioni “autarchiche” dei leghisti veneti, preoccupati che la concessione venga data all’azienda di Atlanta e non a prodotti locali, la scelta del Comune sembra invece andare proprio in controtendenza rispetto alla concezione della città quale territorio di caccia per la cartellonistica e la diffusione con ogni mezzo di messaggi pubblicitari e brand. I distributori veneziani, infatti, avranno una particolarità: saranno tutti “anonimi”, privi del logo e dei colori caratteristici del marchio. L’impressione netta è che si tratti di una strategia comunicativa diversa dal solito, in cui la città non si fa più fagocitare dai brand e dalla cartellonistica pubblicitaria, ma è lei a prendere in mano le condizioni della comunicazione urbana, compresa quella pubblicitaria dei privati. La logica, in questo caso, non è quella del “mecenatismo” dell’azienda privata che sponsorizza un evento culturale o il restauro di un bene artistico, bensì quella di una città che fa essa stessa marketing territoriale.

Nello stesso senso sembra andare una delibera che andrà presto in discussione al Consiglio comunale di Firenze, che prevede la possibilità da parte del Comune di “affittare”, per limitati periodi di tempo e a costi ben definiti, alcuni luoghi cittadini ad aziende private che vogliano farne la sede di manifestazioni pubblicitarie. Cosa che già comunemente avviene in Italia, quando ad esempio vengono esposti nuovi modelli di auto in piazze celebri delle città d’arte, o quando dei monumenti storici fanno da sfondo alle fotografie pubblicitarie. Ebbene, invece di continuare supinamente ad accettare che i luoghi più belli delle città siano trasformati in icone pubblicitarie, la tendenza è oggi che sia la città a fare di se stessa, per così dire, un brand. Ciò vale particolarmente per le città d’arte, ma vale per tutti i paesaggi urbani del ventunesimo secolo che oggi devono necessariamente tutelare il proprio capitale culturale e potenziare la propria qualità della vita, pena la loro decadenza irreversibile.   

 Le città moderne sono state sempre territori “rivestiti” dei segni distintivi delle merci. “Le strade sono le abitazioni del collettivo”, scriveva Walter Benjamin negli anni ’30 del Novecento. Il grande filosofo tedesco si riferiva alle strade delle grandi città moderne europee - Parigi in primo luogo - che già sin dalla seconda metà del secolo precedente erano divenute il luogo fondamentale in cui i nuovi cittadini della società di massa, i flaneurs, manifestavano i loro stili di vita, coltivavano gusti ed estetiche, sperimentavano propri modi di fruire del tempo libero. Sin dalle Esposizioni Universali di fine Ottocento e primo Novecento, città come Parigi, Milano, Londra e Torino celebrarono, in onore di queste strade e di questo loro abitante collettivo “inquieto e mobile”, come lo definì sempre lo stesso Benjamin, forme sempre più elaborate di presentazione dei prodotti industriali divenuti beni di consumo. Fu in quella fase storica che nelle strade cittadine si aprirono le vetrine dei negozi, a partire dalle “Arcades”, i Grandi magazzini concepiti come un misto di interno ed esterno, nei quali era possibile passeggiare, oziare, conversare, oltre che, naturalmente, comprare. Di questi luoghi storici sono poi divenuti diretti eredi, a partire dalla seconda metà del Novecento, i grandi centri commerciali dove anonime masse trascorrono intere giornate dedicate al consumo, necessario o superfluo che sia, e che oggi sorgono al di fuori delle città, mentre le Arcades erano per eccellenza un’istituzione urbana.

A differenza delle masse che popolano questi luoghi, le merci non sono però mai state anonime, hanno anzi sempre avuto dei nomi precisi che le caratterizzano e le identificano. Hanno nomi i luoghi che le contengono – come la storica Galeries Lafayette, sorta a Parigi nel 1895, o l’italiana La Rinascente, che deve il suo nome a Gabriele D’Annunzio (1917) e le sue prime reclame (1920-29) a Marcello Dudovich. Hanno nomi, colori, volti e corpi i logo e le immagini pubblicitarie che rivestono, proprio come un abito, il paesaggio urbano. Lo testimoniano immagini ben definite ormai nella memoria collettiva e nella cultura visuale. Times Square a New York, ad esempio, è impensabile senza i suoi cartelloni pubblicitari che oggi si animano grazie alle tecnologie digitali, ma che furono elettrificati sin dal 1904, anno in cui l’area venne così denominata dal nome del celebre quotidiano New York Times che lì trovò la sua sede agli inizi del Novecento.

Il cinema, quale deposito e motore dell’immaginario, ha ben impresso nelle nostre menti l’idea che le città siano le abitazioni del collettivo sotto forma di merce: oltre un quarto di secolo fa Blade Runner (1982) sacralizzò l’immagine della metropoli che porta impressi su di sé marchi e messaggi pubblicitari a grandezza e intensità pervasive e minacciose, per quanto seducenti. Nei primi 2000, Minority Report (2002) immaginò un futuro prossimo inquietante in cui le merci blandiscono con voci suadenti e visioni olografiche e personalizzate i loro compratori potenziali.

Siamo però oggi probabilmente e auspicabilmente a una svolta, e la crisi economica, tra tanti inconvenienti che porta con sé, ci offre anche un’occasione per realizzarla. Non si tratta banalmente di azzerare il panorama, a volte anche esteticamente pregevole, dei “rivestimenti” pubblicitari di cui le città si ricoprono, dagli edifici, agli autobus, ai muri. Solo a saperle ben vedere, ci sono oggi tutte le condizioni perché siano le città – cioè i cittadini – a dire consapevolmente la loro riguardo alla comunicazione che si realizza sul loro territorio. Noi tutti possiamo insomma trasformarci da consumatori passivi in titolari di una sorta di “brand etico cittadino” che faccia appello a valori qualitativi, culturali, sostenibili. E sarà allora la Coca Cola, o qualunque altro marchio, a doversi adeguare, non viceversa. 

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